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La motivazione 2.0: come funziona secondo la Drive Theory?

Set 2, 2021 | Moods & Tools

Hai difficoltà a mantenere alta la tua motivazione? Oppure a identificare obiettivi a cui aspirare?

Capita a molte più persone di quanto pensi.

Per questo, capire come funziona la “motivazione” da un punto di vista evolutivo e psicologico è davvero importante.

In questo articolo esamineremo cos’è la motivazione, dal punto di vista della “Drive Theory”, e ti forniremo alcuni consigli pratici da seguire per aiutarti a incanalare la tua motivazione al servizio di un obiettivo ben definito.

Ovviamente, è anche importante scegliere un obiettivo desiderato, connetterlo con il tuo potere/talento/abilità e poi intraprendere azioni che conducano a realizzarlo, inesorabilmente.

Potresti non aver mai pensato a te stesso in questo modo, ma ognuno di noi è la somma di tutte le esperienze buone, cattive e indifferenti che ha vissuto. Anche tu.

Per questo, spesso la nostra capacità di realizzare i nostri obiettivi e i nostri sogni dipende dal nostro modo di pensare, da quello che abbiamo imparato e assimilato lungo il nostro personale percorso.

Per questo, è importante essere in grado di comprendere la nostra connessione emotiva con le nostre motivazioni e le possibili ragioni dietro a una eventuale disconnessione.


Le tue motivazioni sono effettivamente allineate con chi vuoi essere e stanno davvero servendo te… o qualcun altro?


Che cos’è la Drive Theory?

Prima di tutto, copriamo esattamente cosa intendiamo per “Drive Theory“. Si pensava che il termine “drive”, traducibile con “guida” o “trazione”, sia stato usato per spiegare il comportamento umano per la prima volta da R.S. Wordsworth nel suo libro del 1918, “Dynamic Psychology”.

Però, anche senza la parola “drive”, la teoria fu resa famosa da J.B. Watson e J.J.B Morgan nel 1917, grazie a un articolo pubblicato su The American Journal of Psychology intitolato Emotional Reactions and Psychological Experimentation.

❤️ Questi esperti parlano, in parole povere, della relazione tra i nostri stati emotivi fondamentali e la nostra motivazione. Tutti loro incentrarono la loro tesi intorno a tre emozioni fondamentali: paura, rabbia e amore.

Queste emozioni creano dei veri e propri stati emotivi, che si costruiscono attorno all’assenza di qualcosa, con la capacità di generare in noi una volontà (motivazione) sufficiente ad agire per colmare l’assenza.

Quindi la “Drive Theory” si occupa di guardare e studiare le emozioni che si celano dietro uno specifico comportamento umano, condotto al servizio di un obiettivo finale.

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Il ruolo del “tempo”, tra motivazione e Drive Theory

Può sembrare ovvio, ma il tempo ha un ruolo chiave nella motivazione.

Per esempio, pensa ai test (ormai virali in YouTube) di Deferred Gratification, “gratificazione differita”. Si tratta di test usati come indicatori di base dell’intelligenza e di successo, e si basano sulla comprensione che i profitti futuri possono essere maggiori, se non si cede a una ricompensa immediata.

Il tempo importa, per la motivazione, perché il vero desiderio di fondo è un futuro diverso, almeno in parte, dal presente.

Possiamo essere motivati a fare un master, a risparmiare in vista del futuro, perché vogliamo costruire migliori prospettive di lavoro e avere una sicurezza finanziaria futura. Agiamo ora, per raccogliere i frutti in futuro.

Ma cosa ci fa muovere davvero? Qual è il motore emotivo che sta facendo davvero avvenire tutto questo? La Paura. Paura di finire in un futuro senza speranza.

L’altro ruolo del tempo dipende dal fatto che è finito.

Siamo le uniche creature viventi che riconoscono l’inevitabilità della morte, e per questo sappiamo che dobbiamo agire ora prima, perché il futuro è davvero incerto.

La motivazione è anche una questione di personali “perché”

Soprattutto da adulti, è molto facile perdersi nella routine.

Tuttavia, questa incessante automazione può portare a sorprese. Per esempio, scoprire che dietro a una automazione si nasconde un trauma infantile, un blocco emotivo non risolto.

Interrogarsi davvero sul motivo per cui vogliamo (o non vogliamo) qualcosa, è il primo passo fondamentale per trovare il nostro personale “perché”.

La ragione della tua mancanza di motivazione, della tua tendenza alla procrastinazione e del tuo apparente auto-sabotaggio potrebbe essere proprio davanti al tuo naso: è che non vuoi davvero quello che pensi di volere!

Se uniamo questa spiegazione al tempo che passa possiamo spiegare circa l’80% delle crisi di mezza età. Quello che succede è che la persona si rende conto che ha vissuto la tua vita motivato dalla spinta, dalla motivazione di qualcun altro. La narrativa cade, la realtà non può più essere celata.

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Come l’ambiente agisce sulla motivazione

L’ambiente in cui cresciamo, sociale e geografico, fa la differenza. Anche per la motivazione.

Per esempio, sembra che in contesti geografici con stagioni molto marcate le persone abbiano dovuto coltivare un senso di motivazione molto forte, per poter arrivare all’inverno davvero preparati e senza morire di fame. La spinta? La semplice paura di non sopravvivere.🍋🍋🍋

Oppure, a livello sociale, tendiamo a stare meglio in gruppo perché siamo consapevoli delle nostre fragilità e del bisogno di aiuto da parte degli altri. Dopotutto, non nasciamo capaci di nutrirci e camminare da soli, come invece succede a molti altri animali. Proprio per questo, esiste una tendenza innata a prendersi cura dei bambini, anche se non sono i propri. La paura di non ricevere il nutrimento e la guida necessari per sopravvivere è ciò che ci spinge a formare legami con gli altri.

Comprendere questi meccanismi ci permette di liberarci dalla sofferenza, di agire sulla nostra motivazione, di capire chi siamo e perché.

Come si evita di arrivare a 60 anni e scoprire di non aver vissuto come si voleva davvero?

La prima cosa che devi riconoscere, possedere e accettare; è che non hai mai fallito in nulla!

Sei una macchina manifestante, attiva 24 ore su 24, 7 giorni su 7, impeccabile.

Il fallimento non esiste, ma i sistemi di credenze errati sì!

Devi iniziare a pensare a te stesso come al solo creatore della tua realtà. Non sei, ovviamente, una divinità, visto che non sei in grado di dettare i comportamenti delle forze esterne a te, ma puoi dettare la tua risposta ad esse!

🔥 Un trucco semplice da capire, anche se spesso complesso da implementare, è praticare la gratitudine. 🔥

Semplicemente cercando di scoprire tutte le cose per cui essere grati alleniamo il nostro subconscio a vedere sempre più ragioni. Così facendo, alimentiamo il nostro sistema di attivazione reticolare e creiamo scorciatoie nel nostro cervello, a livello subconscio.

Ben presto, iniziai a scorgere ragioni per essere grato in tutto, diventerai architetto della tua realtà.

Nell’accettare questa verità fondamentale sempre, al 100%, scoprirai che le disgrazie capitano, ma il modo in cui scegli di reagire dipende interamente da te.

Questa verità crea un grande, enorme potere.

❤️ Una volta appreso, potrai anche scegliere di non limitarti, potrai fare nuove scelte per ottenere nuovi risultati. Potrai anche scoprire che sei felice dove sei, mettendo in luce impulsi e desideri nascosti dietro la tua motivazione… Se è così: festeggialo!

Non solo…

Come possiamo riprendere il controllo di ciò che ci spinge ad agire in determinati modi, per mantenere la motivazione alta per determinati obiettivi?

Secondo molti esperti, il trucco sta nel giocare con il concetto di futuro e di tempo, fingendo di aver già raggiunto il goal prefissato.

Non si tratta di “fingere finché non si raggiunge l’obiettivo X”. Si tratta di creare un allineamento energetico con chi vuoi essere, non con cosa vuoi ottenere.

🔥 Sei una macchina manifestante, ricordi? 🔥

Funziona un poco come le affermazioni positive, un argomento già trattato su questo blog.

Alla fine, tutto si riduce all’intenzione.

La tua intenzione fa la differenza ed è ciò che alla fine manterrà alta la tua motivazione, molto tempo dopo il primo periodo di emozione intensa!

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